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Articoli dalla categoria ‘Tecnologia’

28
Apr

SloPro – Come fare video in slow motion con iPhone

Logo SlowProHo provato oggi SloPro, una nuova applicazione che promette di registrare video a 60fps su iPhone 4S (gli altri modelli supportano solo 30fps) e di creare video in slow motion che mantengono una buona fluidità grazie, appunto, ai 60fps. L’applicazione è gratuita con possibilità di acquisto in-app della versione Pro a 1,59€ che rimuove il watermark “pubblicitario” inserito automaticamente in ogni video, consente di esportare i video nel rullino dell’iPhone, di esportare gli originali a 60fps tramite iTunes e di inviare i video per email. Leggi il restoRead more


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7
Set

Sensori fotografici retroilluminati (back-illuminated sensor)

Sensore fotografico CMOS

Fonte: Wikimedia Commons

Da qualche anno a questa parte, si sta iniziando a sentir parlare di macchine fotografiche con sensori retroilluminati o BSI, back-side illuminated. Una “nuova” tecnologia costruttiva che garantisce un miglior rapporto segnale/rumore migliorando la resa dei sensori in situazioni di scarsa luce, ma come riescono a farlo?

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20
Lug

HD Ready o Full HD?

Logo Full HDInnanzitutto è bene chiarire un po’ di terminologia, per i meno tecnici:

  • Scansione interlacciata (i): nella trasmissione vengono inviate metà delle linee dell’immagine totale alla volta (le pari o le dispari), quindi per avere un frame completo ne servono due, chiamati semiquadri. A 50Hz si hanno 50 semiquadri al secondo, quindi si ottengono 25 frame al secondo. L’immagine sfarfalla impercettibilmente.
  • Scansione progressiva (p): le linee che compongono un frame vengono ricevute tutte insieme, una di seguito all’altra, quindi si hanno sempre frame completi. L’immagine è più stabile e sembra, quindi, più definita.
  • HD Ready: schermo che ha una risoluzione orizzontale di almeno 720 linee; formato 16:9; ingresso digitale HDMI o DVI con protezione HDCP; ingresso analogico YPbPr; supporto alle risoluzioni fino a 1080i @50 e 60Hz. Le attuali tv HD Ready hanno risoluzioni di 1366×768 (LCD) e 1024×768 (plasma).
  • HD Ready 1080p (comunemente chiamato Full HD): come sopra ma deve riprodurre contenuti a 1080p senza overscan, ovvero con i pixel mappati 1:1 e di conseguenza si ha uno schermo di risoluzione nativa 1920×1080 pixel; deve supportare le risoluzioni 1080p@24, 50 e 60Hz

La maggior parte dei canali del digitale terrestre (DVB-T) sono in “bassa” risoluzione, 576 linee orizzontali nello standard PAL, e solo pochi offrono anche la versione in HD a 1080i o 720p, interlacciata; Sky trasmette qualche decina di canali in formato HD ma sempre a 1080i o 720p; i DVD sono a 576p. Le uniche sorgenti vere a 1080p sono i Bluray e le console XBox360 e Playstation 3. Ora, alla luce di questo, solo nell’ultimo caso potremo sfruttare i vantaggi degli schermi con risoluzioni Full HD mentre per tutti gli altri tipi di trasmissione basterebbe, anzi sarebbe meglio, uno schermo HD Ready.

Tutti più o meno abbiamo provato qualche volta a prendere un’immagine e ad ingrandirla con un programma di fotoritocco per poi accorgerci dei pessimi risultati ottenuti; lo stesso accade ogni istante nella tv quando si guarda un’immagine a 768×576 pixel (442.368 di pixel totali), la risoluzione dei contenuti in SD, che viene “ingrandita” fino ai 1920×1080 pixel (2.073.600 di pixel totali) del nostro bel televisore FullHD: l’elettronica della tv, lo “scaler” nello specifico, si deve “inventare” ben 1.631.232 pixel, ovvero deve aggiungere circa 3,6 volte più pixel di quanti ne abbia a disposizione dall’immagine originale. Su uno schermo da 1366×768 pixel (1.049.088 di pixel totali) è evidente che le informazioni da “inventare” sono minori. Passando a sorgenti a 720p (1280×720 pixel, 921.600 pixel totali) la differenza è ancora più notevole perché uno schermo HD Ready ha quasi tutti i pixel che gli servono mentre un Full HD ne deve ancora creare dal nulla più della metà.

Tutto sommato, quindi, per un uso normale della tv, anche con una rara fruizione di contenuti BluRay, lo schermo ideale sarebbe un HD Ready; il problema è che questi sono ormai relegati alla fascia economica del mercato, perché ce li fanno passare come vecchi e obsoleti, con la conseguenza che sono dotati di ben poche caratteristiche aggiuntive e ospitano componenti di qualità non elevata, facendo si che la qualità d’immagine non sia delle migliori. Se i produttori immettessero sul mercato televisori di fascia alta con pannelli HD Ready, con tutte le funzionalità di ultimo grido come connettività internet, riproduzione video da periferiche USB e PC in rete, retroilluminazione a LED per gli LCD (e qui sarebbe da aprire un altro capitolo sui tv a LED ma per ora soprassiedo) o pannelli plasma di ultima generazione, e chi più ne ha più ne metta, i Full HD potrebbero rimanere sullo scaffale perché in pochi riuscirebbero a sfruttarne le potenzialità ma, così facendo, i produttori non potrebbero spremere i consumatori facendogli credere che più grosso è meglio… anche se bisognerebbe badare di più a come lo si usa 🙂


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28
Gen

Cinema 3D

Occhiali Dolby 3D

Occhiali 3D

Niente di nuovo in teoria… ero ancora bambino quando la RAI fece qualche esperimento di televisione in 3D da vedere con i classici occhialini di cartone con lenti blu e rossa e sono anni che nei parchi divertimento ci sono strutture che proiettano cortometraggi in 3D, in sale chiamate 4D o 5D perché aggiungono all’esperienza visiva tridimensionale anche l’esperienza sensoriale olfattiva o tattile (in senso lato) e il movimento delle poltrone.

Da qualche tempo si sta portando, finalmente direi, la tridimensionalità nelle sale cinematografiche, dapprima nei film di animazione, più semplici da realizzare per le tre dimensioni visto che vengono già creati in CGI con modelli tridimensionali, e da poco anche nei normali film girati grazie all’utilizzo di apposite cineprese dotate di due obiettivi posti a qualche centimetro di distanza, simulando gli occhi umani.

Il mio primo film 3D è stato Viaggio al centro della Terra, film realizzato interamente con cineprese 3D. Le prime impressioni sono state ottime, l’effetto garantito dall’inserimento della profondità nelle scene è decisamente un passo avanti rispetto al classico 2D. Tralasciando le scene opportunamente girate per esaltare la terza dimensione, come animaletti che sembrano schizzare fuori dallo schermo, anche le normali scene hanno un aspetto diverso quando i soggetti e gli oggetti appaiono realmente su piani diversi.

La sala in cui ho visto il film utilizza la tecnologia Dolby 3D Digital Cinema, una delle tecnologie di cinema 3D. Il sistema Dolby sfrutta i classici occhiali anaglifi, anche se tecnologicamente più evoluti di quelli in cartone con le gelatine colorate, a differenza del sistema RealD Cinema che usa occhiali LCD in cui le lenti vengono oscurate alternativamente per far visualizzare un fotogramma per ciascun occhio: si oscura la lente destra quando viene proiettato il fotogramma per l’occhio sinistro e viceversa.

Il sistema anaglifo è tecnicamente più semplice e quindi più economico (sarà per questo che è l’unico che ho visto nei 2 cinema con sale 3D di Roma?) ma, secondo me, ha un grosso difetto: le immagini molto movimentate sono fastidiose da vedere. Questo avviene perché la proiezione resta identica, a 24 frame/secondo, ma, a quanto pare, gli occhi e il cervello faticano nell’elaborare la visione stereoscopica a un passo così “lento”.

Il sistema RealD, invece, è più sofisticato e richiede apparecchiature più costose per la proiezione ma, per evitare lo sfarfallio dell’immagine dovuta all’oscuramento alternato delle lenti, vengono proiettati 144 frame/secondo, divenendo, di fatto, 72 frame/secondo per ogni occhio, quindi ben 3 volte più della normale proiezione cinematografica. Il maggior numero di frame al secondo aumenta la stabilità dell’immagine, come avviene nei monitor per PC impostando una frequenza di refresh più elevata o nei televisori 100Hz, e dovrebbe garantire una visione senza fastidi.

Per concludere, consiglio a tutti di provare l’esperienza del cinema 3D se possibile, secondo me vale il sovrapprezzo del biglietto.


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2
Apr

Logitech Squeezebox Duet

Logitech Squeezebox DuetL’ultimo uscito in casa Logitech nella linea di prodotti per la riproduzione audio ereditata dalla acquisita SlimDevices. Si tratta di un’accoppiata tra un telecomando (Squeezebox Controller) e una piccola base (Squeezebox Receiver) da collegare ad un amplificatore; detta così sembrerebbe una cosa già vista ma la vera innovazione sta proprio nel telecomando.

Dall’aspetto che ricorda vagamente un iPod, il telecomando è il fulcro di tutto il sistema: è da qui che si sceglie cosa ascoltare sfogliando la propria libreria, o le stazioni radio su internet, grazie al display incorporato e alla ghiera di scorrimento che emula quella di un iPod. Il tutto funziona grazie alla connettività Wi-Fi che permette il collegamento al server SqueezeNetwork, per ascoltare solamente la musica tramite internet, o a un proprio SqueezeCenter (software gratuito da installare nel pc che contiene i file musicali) da dove ascoltare la musica della propria collezione.

Il meccanismo che c’è dietro è semplice: il telecomando si collega via Wi-Fi al server e si scarica la libreria musicale, da qui si fa la scelta dei brani da riprodurre e, sempre via Wi-Fi viene comandato alla base, collegata all’amplificatore, di effettuare lo streaming di quel brano. Acquistando separatamente altre basi è possibile riprodurre brani diversi per ogni base, gestibili tutte tramite il telecomando o, utilizzando il PC, tramite un browser.

Come la maggior parte dei prodotti Logitech, anche lo Squeezebox Duet si fa notare per l’eleganza, a partire dalla confezione. Sia il telecomando che la base sono ricoperti da una finitura nera lucida, molto elegante ma anche facilmente graffiabile. Il telecomando può essere riposto in una base di appoggio, che serve anche per la ricarica.

Le prime impressioni d’uso sono state molto positive, il setup del sistema è semplice, la cosa in cui ho riscontrato un po’ di difficoltà è stato il setup e la connessione allo SqueezeCenter locale, mancando un manuale di installazione cartaceo nella confezione. Ho trovato poco intuitivo il funzionamento dell’accoppiata SqueezeNetwork-SqueezeCenter, mi ci è voluto un po’ per capire che è dalle opzioni del telecomando che si fa la scelta del sistema al quale connettersi. Una volta messo a punto tutto quanto, l’uso del telecomando per la riproduzione è semplicissimo, con la ghiera si scorre su e giù la libreria e con il tasto centrale si “clicca”. La ghiera è forse l’unica nota negativa del telecomando, non è molto precisa in quanto è una ghiera che ruota fisicamente e, se ruotata troppo lentamente, non fa scorrere il cursore, cosa scomoda quando ci si vuole muovere di poche posizioni.

In conclusione, se non fosse per il prezzo che è abbastanza elevato, circa 400€, sarebbe da acquistare ad occhi chiusi per chiunque abbia una discreta collezione musicale digitale.

Per altre informazioni andate qui.


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