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Dolby 3D

Occhiali 3D

Niente di nuovo in teoria… ero ancora bambino quando la RAI fece qualche esperimento di televisione in 3D da vedere con i classici occhialini di cartone con lenti blu e rossa e sono anni che nei parchi divertimento ci sono strutture che proiettano cortometraggi in 3D, in sale chiamate 4D o 5D perché aggiungono all’esperienza visiva tridimensionale anche l’esperienza sensoriale olfattiva o tattile (in senso lato) e il movimento delle poltrone.

Da qualche tempo si sta portando, finalmente direi, la tridimensionalità nelle sale cinematografiche, dapprima nei film di animazione, più semplici da realizzare per le tre dimensioni visto che vengono già creati in CGI con modelli tridimensionali, e da poco anche nei normali film girati grazie all’utilizzo di apposite cineprese dotate di due obiettivi posti a qualche centimetro di distanza, simulando gli occhi umani.

Il mio primo film 3D è stato Viaggio al centro della Terra, film realizzato interamente con cineprese 3D. Le prime impressioni sono state ottime, l’effetto garantito dall’inserimento della profondità nelle scene è decisamente un passo avanti rispetto al classico 2D. Tralasciando le scene opportunamente girate per esaltare la terza dimensione, come animaletti che sembrano schizzare fuori dallo schermo, anche le normali scene hanno un aspetto diverso quando i soggetti e gli oggetti appaiono realmente su piani diversi.

La sala in cui ho visto il film utilizza la tecnologia Dolby 3D Digital Cinema, una delle tecnologie di cinema 3D. Il sistema Dolby sfrutta i classici occhiali anaglifi, anche se tecnologicamente più evoluti di quelli in cartone con le gelatine colorate, a differenza del sistema RealD Cinema che usa occhiali LCD in cui le lenti vengono oscurate alternativamente per far visualizzare un fotogramma per ciascun occhio: si oscura la lente destra quando viene proiettato il fotogramma per l’occhio sinistro e viceversa.

Il sistema anaglifo è tecnicamente più semplice e quindi più economico (sarà per questo che è l’unico che ho visto nei 2 cinema con sale 3D di Roma?) ma, secondo me, ha un grosso difetto: le immagini molto movimentate sono fastidiose da vedere. Questo avviene perché la proiezione resta identica, a 24 frame/secondo, ma, a quanto pare, gli occhi e il cervello faticano nell’elaborare la visione stereoscopica a un passo così “lento”.

Il sistema RealD, invece, è più sofisticato e richiede apparecchiature più costose per la proiezione ma, per evitare lo sfarfallio dell’immagine dovuta all’oscuramento alternato delle lenti, vengono proiettati 144 frame/secondo, divenendo, di fatto, 72 frame/secondo per ogni occhio, quindi ben 3 volte più della normale proiezione cinematografica. Il maggior numero di frame al secondo aumenta la stabilità dell’immagine, come avviene nei monitor per PC impostando una frequenza di refresh più elevata o nei televisori 100Hz, e dovrebbe garantire una visione senza fastidi.

Per concludere, consiglio a tutti di provare l’esperienza del cinema 3D se possibile, secondo me vale il sovrapprezzo del biglietto.

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Logitech Squeezebox DuetL’ultimo uscito in casa Logitech nella linea di prodotti per la riproduzione audio ereditata dalla acquisita SlimDevices. Si tratta di un’accoppiata tra un telecomando (Squeezebox Controller) e una piccola base (Squeezebox Receiver) da collegare ad un amplificatore; detta così sembrerebbe una cosa già vista ma la vera innovazione sta proprio nel telecomando.

Dall’aspetto che ricorda vagamente un iPod, il telecomando è il fulcro di tutto il sistema: è da qui che si sceglie cosa ascoltare sfogliando la propria libreria, o le stazioni radio su internet, grazie al display incorporato e alla ghiera di scorrimento che emula quella di un iPod. Il tutto funziona grazie alla connettività Wi-Fi che permette il collegamento al server SqueezeNetwork, per ascoltare solamente la musica tramite internet, o a un proprio SqueezeCenter (software gratuito da installare nel pc che contiene i file musicali) da dove ascoltare la musica della propria collezione.

Il meccanismo che c’è dietro è semplice: il telecomando si collega via Wi-Fi al server e si scarica la libreria musicale, da qui si fa la scelta dei brani da riprodurre e, sempre via Wi-Fi viene comandato alla base, collegata all’amplificatore, di effettuare lo streaming di quel brano. Acquistando separatamente altre basi è possibile riprodurre brani diversi per ogni base, gestibili tutte tramite il telecomando o, utilizzando il PC, tramite un browser.

Come la maggior parte dei prodotti Logitech, anche lo Squeezebox Duet si fa notare per l’eleganza, a partire dalla confezione. Sia il telecomando che la base sono ricoperti da una finitura nera lucida, molto elegante ma anche facilmente graffiabile. Il telecomando può essere riposto in una base di appoggio, che serve anche per la ricarica.

Le prime impressioni d’uso sono state molto positive, il setup del sistema è semplice, la cosa in cui ho riscontrato un po’ di difficoltà è stato il setup e la connessione allo SqueezeCenter locale, mancando un manuale di installazione cartaceo nella confezione. Ho trovato poco intuitivo il funzionamento dell’accoppiata SqueezeNetwork-SqueezeCenter, mi ci è voluto un po’ per capire che è dalle opzioni del telecomando che si fa la scelta del sistema al quale connettersi. Una volta messo a punto tutto quanto, l’uso del telecomando per la riproduzione è semplicissimo, con la ghiera si scorre su e giù la libreria e con il tasto centrale si “clicca”. La ghiera è forse l’unica nota negativa del telecomando, non è molto precisa in quanto è una ghiera che ruota fisicamente e, se ruotata troppo lentamente, non fa scorrere il cursore, cosa scomoda quando ci si vuole muovere di poche posizioni.

In conclusione, se non fosse per il prezzo che è abbastanza elevato, circa 400€, sarebbe da acquistare ad occhi chiusi per chiunque abbia una discreta collezione musicale digitale.

Per altre informazioni andate qui.

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