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	<title>OsMoSiS &#187; riflessioni</title>
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	<description>To the doubtful I demand take me as I am</description>
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		<title>Facebook e i blog personali</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 09:03:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>OsMoSiS</dc:creator>
				<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Con la enorme popolarità di Facebook e l'accesso semplificato a qualsiasi operazione sui contenuti generati dagli utenti, ha ancora senso avere un proprio sito/blog che avrà, necessariamente, minore visibilità di un qualcosa scritto sul social network più grande del mondo?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- Wordbooker created FB tags --> <fb:like layout="button_count" show_faces="false" action="like" font="arial" colorscheme="light"  href="http://www.osmosis.it/2010/06/15/facebook-e-i-blog-personali" width=""></fb:like> </p>
<p><a href="http://www.osmosis.it/wp-content/uploads/2010/06/facebook.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-84" title="Facebook" src="http://www.osmosis.it/wp-content/uploads/2010/06/facebook-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>C&#8217;era una volta il sito personale, una o due scarne paginette HTML, poggiate su piattaforme che offrivano spazio agli utenti come Geocities, per citare forse il più famoso, che contenevano un&#8217;immagine di sfondo e poco altro scritto sopra, a semplice testimonianza di voler essere parte di quella grande novità che era Internet, la propria bandiera piantata sul suolo virtuale del nuovo mondo. A quel tempo si era pionieri, quelli che avevano almeno una pagina online erano quasi dei miti per i loro amici meno &#8220;tecnologici&#8221; che spesso non avevano neanche la possibilità di accedere alla rete e ci vedevano dentro l&#8217;ignoto.</p>
<p>Dal mondo fatto di grossi siti contenitori di pagine di utenti, fornitori di spazio virtuale per mettere online la propria presenza, i soliti pionieri si sono evoluti creando i propri siti personali su un proprio dominio e di pari passo si è evoluto il modo di fare web, dal semplice HTML statico si è passati ai contenuti dinamici, prima con i CGI e poi con le pagine ASP, PHP, ColdFusion. L&#8217;avanzamento della tecnologia, negli ultimi anni, ha semplificato di molto la creazione e la messa online dei contenuti, rendendo l&#8217;operazione alla portata quasi di tutti, e così hanno iniziato a proliferare i blog personali e in generale lo &#8220;user generated content&#8221;, il famoso Web 2.0.</p>
<p>Oggi, anzi ieri erano in molti ad avere un blog personale da cui condividere i propri pensieri, le proprie esperienze e le proprie scoperte con i propri conoscenti e magari con i conoscenti dei conoscenti e qualche lettore occasionale arrivato da un motore di ricerca. Ci sono persone che hanno creato un blog su un proprio sito e persone che utilizzano il servizio offerto da piattaforme comuni come Blogger, Splinder, WordPress.com e tanti altri, tutti, però, sono spinti a condividere contenuti dalla loro fruizione, ovvero è chi legge quei contenuti che spinge il blogger a scriverli.</p>
<p>Poi venne Facebook, un sito dove si può fare tutto ciò che prima si faceva attraverso siti differenti: si possono scrivere brevi messaggi di stato come su Twitter, note come su un blog, condividere video come su Youtube, foto come su Flickr, chattare come su un instant messenger, giocare ai giochi in Flash. La possibilità di cercare gli &#8220;amici&#8221; (volutamente tra virgolette) per nome e cognome e la semplicità di ogni operazione ha abbassato di molto la soglia di ingresso; usare Facebook è, purtroppo, alla portata di chiunque. Tutto ciò ha fatto si che la gran parte dell&#8217;utenza di internet, come testimonia il numero di utenti registrati, si sia spostata dentro il recinto di Facebook e per buona parte abbia abbandonato il resto o addirittura non sappia neanche che esista.</p>
<p>Alla luce di questo mi pongo una domanda: ha ancora senso avere un blog/sito personale, non &#8220;famoso&#8221;, quando ormai i tuoi possibili lettori sono rinchiusi dentro Facebook e avresti molte più letture e commenti con uno stato di 150 caratteri invece che un articolo di 10 righe? Condividendo qualcosa su Facebook lo si rende quantomeno visibile immediatamente ai propri &#8220;amici&#8221;, poi magari molti lo ignorano ma altri lo leggono, lo commentano e magari a loro volta lo ricondividono, perché tutte queste operazioni sono molto semplici da fare. E&#8217; anche vero che è compito di chi scrive cercare di fidelizzare il lettore, dargli qualcosa che lo faccia tornare, ma non sempre, soprattutto se non si ha un blog dedicato ad un argomento specifico e lo si aggiorna di frequente, ci si riesce.</p>
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		<title>Quando le difficoltà della vita diventano opprimenti&#8230;</title>
		<link>http://www.osmosis.it/2007/09/06/quando-le-difficolta-della-vita-diventano-opprimenti</link>
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		<pubDate>Thu, 06 Sep 2007 15:38:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>OsMoSiS</dc:creator>
				<category><![CDATA[mini]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Quando le difficoltà della vita diventano opprimenti c&#8217;è la tentazione di guardare soltanto alla felicità degli altri ma questa è una follia, perché ognuno ha i suoi problemi, anche se possono essere nascosti a tutti da colui che li vive.&#8221;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- Wordbooker created FB tags --> <fb:like layout="button_count" show_faces="false" action="like" font="arial" colorscheme="light"  href="http://www.osmosis.it/2007/09/06/quando-le-difficolta-della-vita-diventano-opprimenti" width=""></fb:like> </p>
<p><em>&#8220;Quando le difficoltà della vita diventano opprimenti c&#8217;è la tentazione di guardare soltanto alla felicità degli altri ma questa è una follia, perché ognuno ha i suoi problemi, anche se possono essere nascosti a tutti da colui che li vive.&#8221;</em></p>
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		<title>12 corde, 4 magliette, 2 giorni, 1 microfono&#8230;</title>
		<link>http://www.osmosis.it/2007/05/22/12-corde-4-magliette-2-giorni-1-microfono</link>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2007 14:44:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>OsMoSiS</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi]]></category>
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		<description><![CDATA[... questi i regali principali ricevuti per il mio compleanno, passato già da qualche tempo ormai.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- Wordbooker created FB tags --> <fb:like layout="button_count" show_faces="false" action="like" font="arial" colorscheme="light"  href="http://www.osmosis.it/2007/05/22/12-corde-4-magliette-2-giorni-1-microfono" width=""></fb:like> </p>
<p>&#8230; questi i regali principali ricevuti per il mio compleanno, passato già da qualche tempo ormai.</p>
<p>Le 12 corde sono attaccate a una chitarra acustica elettrificata, uno sfizio che ho fin da quando ho iniziato a suonare la chitarra e che solo dopo tanti anni mi sono/hanno tolto. Adesso aspetto il giorno in cui la porterò su un palco per suonarci qualcosa, intanto a metà giugno porterò sul palco la 7 corde comprata(mi) qualche tempo fa per accompagnare alcuni allievi della scuola di musica dove insegno.</p>
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		<title>Sex Crimes and Vatican</title>
		<link>http://www.osmosis.it/2007/05/16/sex-crimes-and-vatican</link>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2007 07:41:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>OsMoSiS</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riporto un documentario della BBC, sottotitolato in italiano, sull&#8217;insabbiamento dei crimini sessuali da parte del Vaticano. Il filmato non è mai stato trasmesso in Italia né se ne è mai parlato sui giornali, Internet è l&#8217;unico mezzo per diffonderlo nel nostro paese, ulteriore testimonianza di come l&#8217;informazione, in Italia, non sia completamente libera ma pilotata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- Wordbooker created FB tags --> <fb:like layout="button_count" show_faces="false" action="like" font="arial" colorscheme="light"  href="http://www.osmosis.it/2007/05/16/sex-crimes-and-vatican" width=""></fb:like> </p>
<p>Riporto un documentario della BBC, sottotitolato in italiano, sull&#8217;insabbiamento dei crimini sessuali da parte del Vaticano. Il filmato non è mai stato trasmesso in Italia né se ne è mai parlato sui giornali, Internet è l&#8217;unico mezzo per diffonderlo nel nostro paese, ulteriore testimonianza di come l&#8217;informazione, in Italia, non sia completamente libera ma pilotata dai &#8220;poteri forti&#8221; che decidono cosa diffondere e cosa no alla popolazione.</p>
<p><a href="http://video.google.com/videoplay?docid=3237027119714361315" target="_blank">Clicca qui per vedere il video di 38 minuti</a></p>
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		<title>Il tempo a modo mio</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Oct 2006 09:33:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>OsMoSiS</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
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		<description><![CDATA["Finalmente ho capito cos'è che non mi fa essere soddisfatto della vita, la mancanza di tempo da impiegare 'a modo mio', da passare dove voglio io e non dove vuole un contratto di lavoro o un gruppo di persone che si decide di frequentare."]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- Wordbooker created FB tags --> <fb:like layout="button_count" show_faces="false" action="like" font="arial" colorscheme="light"  href="http://www.osmosis.it/2006/10/26/il-tempo-a-modo-mio" width=""></fb:like> </p>
<p><em>&#8220;Finalmente ho capito cos&#8217;è che non mi fa essere soddisfatto della vita, la mancanza di tempo da impiegare &#8216;a modo mio&#8217;, da passare dove voglio io e non dove vuole un contratto di lavoro o un gruppo di persone che si decide di frequentare.&#8221;</em><br />
Rispondo qui, a questa frase, perché, nello scrivere il commento sul <a title="Articolo originale su dstyles.org" target="_blank" href="http://www.dstyles.org/index.php?blog/show/13">blog di Dino</a>, mi sono reso conto che il discorso era troppo articolato per essere relegato ad un semplice testo di poche righe.</p>
<p>Io ho sempre sostenuto che un uomo è veramente libero quando può fare quello che gli pare quando gli pare&#8230; purtroppo questo concetto non si concilia con la vita frenetica di oggi. Benché tutti si sentono, in fondo, persone libere perché credono di poter fare quello che vogliono, in realtà non lo è nessuno: siamo tutti schiavi della nostra stessa vita. Ogni mattina siamo costretti ad alzarci ad una certa ora per andare al lavoro e arrivare entro una certa ora, lavorare a un progetto che ci è stato dato da qualcuno, fare una pausa pranzo all&#8217;ora che ha stabilito qualcuno, uscire dall&#8217;ufficio all&#8217;ora che ci spetta (sempre che qualcuno non ci costringa a fare gli straordinari) per poi tornare a casa. Tutto questo, e sono almeno 9 ore per chi lavora vicino casa, senza che noi avessimo potuto fare una scelta la mattina appena svegli. Se anche uno non avesse bisogno di lavorare sarebbe comunque &#8220;schiavo&#8221; di leggi, norme, regolamenti e buon senso, non sarebbe comunque libero. Ci credo poi che uno è insoddisfatto della propria vita, è costretto a viverla in buona parte come dice qualcun altro e non come vorrebbe lui stesso.</p>
<p>A volte passo il sabato o la domenica davanti al computer e i miei mi dicono &#8220;ma ci sei stato tutta la settimana davanti, non sei stanco?&#8221;. No, perché durante la settimana sono stato al pc a fare cose che qualcuno mi ha imposto di fare, quando sono a casa uso il pc per fare quello che pare a me. Non c&#8217;è cosa più rilassante che impiegare il proprio tempo a modo proprio, che può anche essere costruire una casa (tanto per fare un esempio di un lavoro faticoso), ma se quello che si fa lo si fa perché lo si vuole fare allora non pesa e diventa uno svago e ognuno ha il suo modo per svagarsi che per me può essere vedermi un film sdraiato sul divano, per qualcun altro può essere andare a fare shopping, per un altro ancora farsi un viaggio&#8230; la cosa che conta è solamente farlo per un proprio desiderio e non perché qualcuno ce l&#8217;ha imposto.</p>
<p>E dopo questa piccola parentesi di libertà me ne torno alla schiavitù del lavoro alle prese con il progetto che mi è stato dato.</p>
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