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	<title>OsMoSiS &#187; Riflessioni</title>
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	<description>To the doubtful I demand take me as I am</description>
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		<title>Facebook e i blog personali &#8211; un anno dopo</title>
		<link>http://www.osmosis.it/2011/06/17/facebook-e-i-blog-personali-un-anno-dopo</link>
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		<pubDate>Fri, 17 Jun 2011 16:53:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>OsMoSiS</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un anno fa mi chiedevo se]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un anno fa mi chiedevo <a title="Facebook e i blog personali" href="http://www.osmosis.it/2010/06/15/facebook-e-i-blog-personali">se avesse ancora senso mantenere un blog personale</a>, visto lo strapotere di <a title="Facebook Homepage" href="http://www.facebook.com" target="_blank">Facebook</a> nel centralizzare l&#8217;utenza internet, e da un po&#8217; ho ripreso a scrivere qui sul blog, segno che una risposta me la sono data: si, ha ancora senso ma&#8230;<span id="more-287"></span>Ha ancora senso ma è comunque utile, se non necessario, condividere su Facebook l&#8217;articolo appena scritto, per far sapere agli &#8220;amici&#8221; che c&#8217;è qualcosa di nuovo e dargli visibilità. Ho trovato molto utile allo scopo il plugin <a title="Plugin WordBooker" href="http://wordpress.org/extend/plugins/wordbooker/" target="_blank">Wordbooker</a> per <a title="Wordpress Homepage" href="http://wordpress.org/" target="_blank">WordPress</a> che pubblica automaticamente un aggiornamento sul proprio profilo Facebook e tiene allineati i commenti tra le due piattaforme.</p>
<p>Ha ancora senso ma per articoli di approfondimento, non ha più senso farlo per segnalare un link che si ritiene interessante o semplicemente per comunicare al mondo uno stato, per quello è molto più comodo e veloce usare un social network. Teoricamente, quindi, su un blog è più facile che si trovino cose interessanti da leggere.</p>
<p>All&#8217;epoca non consideravo rilevante <a title="Twitter Homepage" href="http://twitter.com" target="_blank">Twitter</a>, oggi le cose sono cambiate e i cinguettii stanno aumentando notevolmente rendendo valide più o meno le stesse considerazioni fatte poco sopra per Facebook, soprattutto tenendo conto della limitazione dei 140 caratteri che vincola a pubblicare solo brevi &#8220;spot&#8221; dei propri pensieri e rendendo obbligatorio l&#8217;uso di una piattaforma esterna per concetti più estesi.</p>
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		<title>Non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace</title>
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		<pubDate>Tue, 24 May 2011 12:31:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>OsMoSiS</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi mi è capitato di]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-165" title="Gli alberi spettrali di Lanting" src="http://www.osmosis.it/wp-content/uploads/2011/05/Gli-alberi-spettrali-di-Lanting-300x225.jpg" alt="Gli alberi spettrali di Lanting" width="300" height="225" /></p>
<p>Oggi mi è capitato di vedere una foto molto particolare, tanto da sembrare un quadro, che mi ha lasciato un po&#8217; perplesso: da un lato stupito dalla sua bellezza, dall&#8217;altro scettico sui miei criteri di selezione degli scatti. Forse ho troppa autocritica?</p>
<p><span id="more-162"></span>La foto in questione è quella che c&#8217;è qui a fianco ed è tratta da <a title="Gli alberi spettrali di Lanting" href="http://www.nationalgeographic.it/fotografia/2011/05/24/news/gli_alberi_spettrali_di_lanting-348048/" target="_blank">qui</a>. Indubbiamente affascinante la duna illuminata sullo sfondo che crea molto contrasto con gli alberi morti in ombra del primo piano. Ciò che mi ha lasciato perplesso è il fatto che io, molto probabilmente, uno scatto del genere lo avrei scartato e addirittura non lo avrei neanche scattato preferendogli un&#8217;altra inquadratura, il che fa di me il mediocre fotografo che sono.</p>
<p>Secondo il mio spirito critico, almeno un paio di cose me l&#8217;avrebbero fatto non dico cestinare ma sicuramente non inserire tra i miei scatti migliori e sono l&#8217;albero al centro, che ha la cima tagliata, e quello sulla sinistra che ha buona parte del tronco fuori dal fotogramma. Probabilmente io avrei inquadrato, credo in in verticale, i due alberi al centro o uno degli altri due più staccati.</p>
<p>Gli stessi dubbi mi vengono quando vedo in giro foto altrui che vengono apprezzate nonostante, se le avessi scattate io, non sarebbero finite tra quelle che pubblico, magari perché la composizione non è il massimo o, come vedo spesso nelle foto di auto in pista, perché alcune parti del mezzo sono leggermente (talvolta anche abbondantemente) fuori fuoco o micromosse mentre per me il soggetto, in quei casi, deve essere perfettamente nitido e le avrei direttamente cestinate.</p>
<p>Ogni volta che vedo qualcosa del genere mi chiedo se io non sia troppo critico con la selezione, anche se questo mi risparmia di dover pubblicare centinaia di foto, che non è un male <img src='http://www.osmosis.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  Forse il cercare sempre l&#8217;inquadratura non banale, la foto &#8220;diversa&#8221; mi fa perdere di vista il fatto che le cose semplici &#8220;arrivano&#8221; prima. Non potrò mai fare il fotografo di reportage perché non pubblicherei neanche uno scatto.</p>
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		<title>Facebook e i blog personali</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 09:03:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>OsMoSiS</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
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		<description><![CDATA[Con la enorme popolarità di Facebook e l'accesso semplificato a qualsiasi operazione sui contenuti generati dagli utenti, ha ancora senso avere un proprio sito/blog che avrà, necessariamente, minore visibilità di un qualcosa scritto sul social network più grande del mondo?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-thumbnail wp-image-84 alignleft" title="Facebook" src="http://www.osmosis.it/wp-content/uploads/2010/06/facebook-150x150.jpg" alt="Facebook" width="150" height="150" />C&#8217;era una volta il sito personale, una o due scarne paginette HTML, poggiate su piattaforme che offrivano spazio agli utenti come Geocities, per citare forse il più famoso, che contenevano un&#8217;immagine di sfondo e poco altro scritto sopra, a semplice testimonianza di voler essere parte di quella grande novità che era Internet, la propria bandiera piantata sul suolo virtuale del nuovo mondo. A quel tempo si era pionieri, quelli che avevano almeno una pagina online erano quasi dei miti per i loro amici meno &#8220;tecnologici&#8221; che spesso non avevano neanche la possibilità di accedere alla rete e ci vedevano dentro l&#8217;ignoto.</p>
<p>Dal mondo fatto di grossi siti contenitori di pagine di utenti, fornitori di spazio virtuale per mettere online la propria presenza, i soliti pionieri si sono evoluti creando i propri siti personali su un proprio dominio e di pari passo si è evoluto il modo di fare web, dal semplice HTML statico si è passati ai contenuti dinamici, prima con i CGI e poi con le pagine ASP, PHP, ColdFusion. L&#8217;avanzamento della tecnologia, negli ultimi anni, ha semplificato di molto la creazione e la messa online dei contenuti, rendendo l&#8217;operazione alla portata quasi di tutti, e così hanno iniziato a proliferare i blog personali e in generale lo &#8220;user generated content&#8221;, il famoso Web 2.0.</p>
<p>Oggi, anzi ieri erano in molti ad avere un blog personale da cui condividere i propri pensieri, le proprie esperienze e le proprie scoperte con i propri conoscenti e magari con i conoscenti dei conoscenti e qualche lettore occasionale arrivato da un motore di ricerca. Ci sono persone che hanno creato un blog su un proprio sito e persone che utilizzano il servizio offerto da piattaforme comuni come Blogger, Splinder, WordPress.com e tanti altri, tutti, però, sono spinti a condividere contenuti dalla loro fruizione, ovvero è chi legge quei contenuti che spinge il blogger a scriverli.</p>
<p>Poi venne Facebook, un sito dove si può fare tutto ciò che prima si faceva attraverso siti differenti: si possono scrivere brevi messaggi di stato come su Twitter, note come su un blog, condividere video come su Youtube, foto come su Flickr, chattare come su un instant messenger, giocare ai giochi in Flash. La possibilità di cercare gli &#8220;amici&#8221; (volutamente tra virgolette) per nome e cognome e la semplicità di ogni operazione ha abbassato di molto la soglia di ingresso; usare Facebook è, purtroppo, alla portata di chiunque. Tutto ciò ha fatto si che la gran parte dell&#8217;utenza di internet, come testimonia il numero di utenti registrati, si sia spostata dentro il recinto di Facebook e per buona parte abbia abbandonato il resto o addirittura non sappia neanche che esista.</p>
<p>Alla luce di questo mi pongo una domanda: ha ancora senso avere un blog/sito personale, non &#8220;famoso&#8221;, quando ormai i tuoi possibili lettori sono rinchiusi dentro Facebook e avresti molte più letture e commenti con uno stato di 150 caratteri invece che un articolo di 10 righe? Condividendo qualcosa su Facebook lo si rende quantomeno visibile immediatamente ai propri &#8220;amici&#8221;, poi magari molti lo ignorano ma altri lo leggono, lo commentano e magari a loro volta lo ricondividono, perché tutte queste operazioni sono molto semplici da fare. E&#8217; anche vero che è compito di chi scrive cercare di fidelizzare il lettore, dargli qualcosa che lo faccia tornare, ma non sempre, soprattutto se non si ha un blog dedicato ad un argomento specifico e lo si aggiorna di frequente, ci si riesce.</p>
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		<title>Sex Crimes and Vatican</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2007 07:41:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>OsMoSiS</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riporto un documentario della BBC,]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riporto un documentario della BBC, sottotitolato in italiano, sull&#8217;insabbiamento dei crimini sessuali da parte del Vaticano. Il filmato non è mai stato trasmesso in Italia né se ne è mai parlato sui giornali, Internet è l&#8217;unico mezzo per diffonderlo nel nostro paese, ulteriore testimonianza di come l&#8217;informazione, in Italia, non sia completamente libera ma pilotata dai &#8220;poteri forti&#8221; che decidono cosa diffondere e cosa no alla popolazione.</p>
<p><a href="http://video.google.com/videoplay?docid=3237027119714361315" target="_blank">Clicca qui per vedere il video di 38 minuti</a></p>
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		<title>Il tempo a modo mio</title>
		<link>http://www.osmosis.it/2006/10/26/il-tempo-a-modo-mio</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Oct 2006 09:33:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>OsMoSiS</dc:creator>
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		<description><![CDATA["Finalmente ho capito cos'è che non mi fa essere soddisfatto della vita, la mancanza di tempo da impiegare 'a modo mio', da passare dove voglio io e non dove vuole un contratto di lavoro o un gruppo di persone che si decide di frequentare."]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Finalmente ho capito cos&#8217;è che non mi fa essere soddisfatto della vita, la mancanza di tempo da impiegare &#8216;a modo mio&#8217;, da passare dove voglio io e non dove vuole un contratto di lavoro o un gruppo di persone che si decide di frequentare.&#8221;</em><br />
Rispondo qui, a questa frase, perché, nello scrivere il commento sul <a title="Articolo originale su dstyles.org" target="_blank" href="http://www.dstyles.org/index.php?blog/show/13">blog di Dino</a>, mi sono reso conto che il discorso era troppo articolato per essere relegato ad un semplice testo di poche righe.</p>
<p>Io ho sempre sostenuto che un uomo è veramente libero quando può fare quello che gli pare quando gli pare&#8230; purtroppo questo concetto non si concilia con la vita frenetica di oggi. Benché tutti si sentono, in fondo, persone libere perché credono di poter fare quello che vogliono, in realtà non lo è nessuno: siamo tutti schiavi della nostra stessa vita. Ogni mattina siamo costretti ad alzarci ad una certa ora per andare al lavoro e arrivare entro una certa ora, lavorare a un progetto che ci è stato dato da qualcuno, fare una pausa pranzo all&#8217;ora che ha stabilito qualcuno, uscire dall&#8217;ufficio all&#8217;ora che ci spetta (sempre che qualcuno non ci costringa a fare gli straordinari) per poi tornare a casa. Tutto questo, e sono almeno 9 ore per chi lavora vicino casa, senza che noi avessimo potuto fare una scelta la mattina appena svegli. Se anche uno non avesse bisogno di lavorare sarebbe comunque &#8220;schiavo&#8221; di leggi, norme, regolamenti e buon senso, non sarebbe comunque libero. Ci credo poi che uno è insoddisfatto della propria vita, è costretto a viverla in buona parte come dice qualcun altro e non come vorrebbe lui stesso.</p>
<p>A volte passo il sabato o la domenica davanti al computer e i miei mi dicono &#8220;ma ci sei stato tutta la settimana davanti, non sei stanco?&#8221;. No, perché durante la settimana sono stato al pc a fare cose che qualcuno mi ha imposto di fare, quando sono a casa uso il pc per fare quello che pare a me. Non c&#8217;è cosa più rilassante che impiegare il proprio tempo a modo proprio, che può anche essere costruire una casa (tanto per fare un esempio di un lavoro faticoso), ma se quello che si fa lo si fa perché lo si vuole fare allora non pesa e diventa uno svago e ognuno ha il suo modo per svagarsi che per me può essere vedermi un film sdraiato sul divano, per qualcun altro può essere andare a fare shopping, per un altro ancora farsi un viaggio&#8230; la cosa che conta è solamente farlo per un proprio desiderio e non perché qualcuno ce l&#8217;ha imposto.</p>
<p>E dopo questa piccola parentesi di libertà me ne torno alla schiavitù del lavoro alle prese con il progetto che mi è stato dato.</p>
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