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	<title>OsMoSiS &#187; OsMoSiS</title>
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	<description>To the doubtful I demand take me as I am</description>
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		<title>VisualMicro &#8211; Programmare Arduino con Visual Studio</title>
		<link>http://www.osmosis.it/2011/12/12/visualmicro-programmare-arduino-con-visual-studio</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 08:42:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>OsMoSiS</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arduino]]></category>
		<category><![CDATA[visualmicro]]></category>
		<category><![CDATA[visualstudio]]></category>

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		<description><![CDATA[Arduino è un&#8217;ottima piattaforma hardware]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-356" title="VisualMicro" src="http://www.osmosis.it/wp-content/uploads/2011/12/20111210-084215.jpg" alt="VisualMicro" /><br />
<a title="Arduino homepage" href="http://www.arduino.cc" target="_blank">Arduino</a> è un&#8217;ottima piattaforma hardware di prototipazione ma, per chi sviluppa software, l&#8217;IDE non è il massimo, è poco più che un editor di testo con colorazione della sintassi per delle keyword predefinite. Svolge egregiamente il suo lavoro ma è decisamente basilare.</p>
<p>Il progetto <a title="VisualMicro su Codeplex" href="http://visualmicro.codeplex.com/" target="_blank">VisualMicro</a> è nato per poter utilizzare l&#8217;ottimo IDE Visual Studio per la scrittura di sketches, sfruttandone tutte le caratteristiche avanzate tra cui, sicuramente, spicca l&#8217;IntelliSense che velocizza notevolmente la scrittura del codice. Per fare ciò, gli sketches vengono inclusi in progetti con la struttura del C++, pur mantenendo la loro identità di .pde o .ino, garantendo la possibilità di essere sempre aperti con l&#8217;IDE standard.</p>
<p><span id="more-381"></span></p>
<p>Oltre all&#8217;editor, VisualMicro, si integra con il compilatore nativo di Arduino e il relativo uploader, per caricare lo sketch sulla scheda subito dopo la fase di compilazione e senza dover uscire dall&#8217;IDE, e mette a disposizione delle finestre di serial monitor che possono anche essere aperte per più porte seriali contemporaneamente.</p>
<p>L&#8217;installer è <a title="Download VisualMicro" href="http://visualmicro.codeplex.com/releases/view/77923" target="_blank">scaricabile da qui</a> e il setup si completa in pochi semplici passi. Terminata la fase di installazione bisogna assicurarsi, prima di lanciare Visual Studio che il nostro utente di Windows abbia i permessi di scrittura per la cartella in cui risiede l&#8217;ambiente di Arduino o, più semplicemente, basta eseguire Visual Studio come amministratore, cliccando col tasto destro sull&#8217;icona.</p>
<p>Appena aperto l&#8217;ambiente, ci verrà mostrato un messaggio che ci invita a configurare, nelle opzioni di Visual Studio alla voce VisualMicro, il percorso dove risiede il file Arduino.exe. Fatto questo, dovremmo vedere una nuova toolbar con dei menù a tendina che contengono l&#8217;elenco dei vari modelli di Arduino per cui si può compilare e caricare il codice.</p>
<p>Il vantaggio più grande di VisualMicro sta nella fase di scrittura del codice; uno svantaggio è che vengono &#8220;sporcate&#8221; le cartelle degli sketches dai vari file di progetto necessari per il funzionamento di Visual Studio che creano un po&#8217; di confusione quando si vuole tornare ad utilizzare l&#8217;IDE standard.</p>
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		<title>Sensori fotografici retroilluminati (back-illuminated sensor)</title>
		<link>http://www.osmosis.it/2011/09/07/sensori-fotografici-retroilluminati-back-illuminated-sensor</link>
		<comments>http://www.osmosis.it/2011/09/07/sensori-fotografici-retroilluminati-back-illuminated-sensor#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 07 Sep 2011 10:30:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>OsMoSiS</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[back-side illuminated]]></category>
		<category><![CDATA[bsi]]></category>
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		<category><![CDATA[sensori retroilluminati]]></category>
		<category><![CDATA[sony]]></category>

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		<description><![CDATA[Da qualche anno a questa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_356" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-356  " title="Sensore fotografico CMOS" src="http://www.osmosis.it/wp-content/uploads/2011/09/cmos-sensor-300x252.jpg" alt="Sensore fotografico CMOS" width="300" height="252" /><p class="wp-caption-text">Fonte: Wikimedia Commons</p></div>
<p>Da qualche anno a questa parte, si sta iniziando a sentir parlare di macchine fotografiche con sensori retroilluminati o BSI, <a title="Back-illuminated sensor" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Back-illuminated_sensor" target="_blank">back-side illuminated</a>. Una &#8220;nuova&#8221; tecnologia costruttiva che garantisce un miglior rapporto segnale/rumore migliorando la resa dei sensori in situazioni di scarsa luce, ma come riescono a farlo?</p>
<p><span id="more-353"></span>La tecnologia non è realmente nuova, esiste da ben prima che <a title="Sensore retroilluminato Sony" href="http://www.sony.net/SonyInfo/News/Press/200806/08-069E/index.html" target="_blank">Sony la introducesse sul mercato</a> consumer ma, dati gli alti costi, era relegata quasi esclusivamente all&#8217;ambito scientifico, con l&#8217;integrazione di questo tipo di sensori in microscopi o telescopi. La casa giapponese ha il merito di aver reso più efficienti i processi produttivi, abbassandone i costi e rendendo accessibili i sensori retroilluminati anche al mondo della fotografia.</p>
<p>I sensori fotografici sono l&#8217;insieme di vari strati di componenti, tradizionalmente il percorso che la luce deve compiere prima di essere catturata e trasformata in un segnale elettrico è fatto da un primo strato di lenti, che servono a concentrare ed indirizzare la luce per catturare più fotoni possibile, un secondo strato, detto <a title="Filtro Bayer" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Bayer_filter" target="_blank">filtro Bayer</a> o <a title="Matrice Bayer" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Bayer_filter" target="_blank">matrice Bayer</a>, che filtra la luce in base ai colori fondamentali (rosso, blu e verde), poi una serie di strati utilizzati per le connessioni elettriche ed infine il fotodiodo, ovvero l&#8217;elemento che converte la luce in elettricità.</p>
<p>Da questo elenco si intuisce facilmente che, se l&#8217;elemento che cattura la luce ha davanti a se un reticolo di &#8220;cavi&#8221;, parte della luce verrà ostacolata da questi e non potrà essere convertita in un segnale elettrico. La tecnologia di retroilluminazione capovolge gli ultimi due strati del sensore in modo che la luce incontri i fotodiodi, sul suo percorso, prima dello strato di connessioni elettriche; questo fa si che una maggior quantità di fotoni possano essere catturati e, di conseguenza, si può scattare con meno luce senza dover alzare la sensibilità del sensore, quindi senza introdurre rumore. <a title="Annuncio Sony sul sensore back-illuminated" href="http://www.sony.net/SonyInfo/News/Press/200806/08-069E/index.html" target="_blank">Sony dichiara</a>, per questo tipo di sensori, una sensibilità aumentata di +6dB e una riduzione del rumore di -2dB, per un totale di +8dB nel rapporto segnale/rumore.</p>
<p>L&#8217;immagine qui sotto rappresenta la differenza di disposizione degli strati tra i tradizionali sensori e quelli retroilluminati.</p>
<div id="attachment_354" class="wp-caption aligncenter" style="width: 590px"><img class="size-full wp-image-354  " title="Back-side illuminated sensor" src="http://www.osmosis.it/wp-content/uploads/2011/09/back-side-illuminated-sensor.jpg" alt="Back-side illuminated sensor" width="580" height="296" /><p class="wp-caption-text">Fonte: Sony Global</p></div>
<p>A prima vista sembrerebbe strano che solo nel 2008 si sia arrivati ad introdurre un&#8217;idea, tutto sommato, così semplice per migliorare le prestazioni dei sensori, ma capovolgere gli strati comporta altri problemi collaterali che, invece, ne fanno degradare le prestazioni. Per raggiungere i risultati annunciati, quindi, è stato necessario riprogettare l&#8217;intero sensore, dalle lenti in giù, per ottimizzare al massimo ogni elemento, e l&#8217;effetto finale è quello che si vede nell&#8217;immagine di test qui sotto, scattata alla luminosità di 30 lux.</p>
<div id="attachment_355" class="wp-caption aligncenter" style="width: 590px"><img class="size-full wp-image-355  " title="Back-side illuminated sensor sample" src="http://www.osmosis.it/wp-content/uploads/2011/09/back-side-illuminated-sensor-sample.jpg" alt="Back-side illuminated sensor sample" width="580" height="250" /><p class="wp-caption-text">Fonte: Sony Global</p></div>
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		<item>
		<title>Usare printf su Arduino per concatenare le stringhe da stampare</title>
		<link>http://www.osmosis.it/2011/09/01/usare-printf-su-arduino-per-concatenare-le-stringhe-da-stampare</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Sep 2011 10:47:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>OsMoSiS</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arduino]]></category>
		<category><![CDATA[codice]]></category>
		<category><![CDATA[debug]]></category>
		<category><![CDATA[printf]]></category>

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		<description><![CDATA[Durante la fase di sviluppo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-medium wp-image-344 alignleft" title="Arduino debug" src="http://www.osmosis.it/wp-content/uploads/2011/09/51533u62qi2zm4l-252x300.jpg" alt="Arduino debug" width="252" height="300" /></p>
<p>Durante la fase di sviluppo del codice per un microcontrollore, in questo caso per la piattaforma <a title="Home page Arduino" href="http://www.arduino.cc" target="_blank">Arduino</a>, è fondamentale crearsi una buona infrastruttura di debug che stampi dei messaggi di stato sulla porta seriale, per capire cosa sta succedendo nel codice.</p>
<p>Il primo approccio, che tutti abbiamo messo in atto, è quello di concatenare una serie di Serial.print per stampare dei messaggi che contengano anche i valori di alcune variabili, per esempio:</p>
<pre>Serial.print("Valore variabile 1: ");
Serial.println(var1);</pre>
<p>Sicuramente è un metodo comodo per la rapidità di scrittura ma solo finché si tratta di stampare poche cose, quando le stringhe cominciano ad essere più complesse, le istruzioni di concatenazione si allungano e penalizzano la leggibilità del codice. Quello che si fa, normalmente, nei linguaggi derivati dal C, è usare la funzione <a title="La funzione printf su Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Printf" target="_blank">printf</a> che prende come argomenti una stringa contenente alcuni caratteri speciali e una serie di valori da sostituire a questi caratteri, vediamo come poterlo fare anche con Arduino.</p>
<p><span id="more-341"></span>L&#8217;ambiente di sviluppo di Arduino, purtroppo, non include questa funzione ma se ne trova una versione simile nelle <a title="AVR Reference" href="http://www.nongnu.org/avr-libc/user-manual/modules.html" target="_blank">librerie AVR</a> di basso livello del microprocessore che, però, richiede un po&#8217; di codice aggiuntivo per funzionare. Per semplificarci la scrittura, possiamo crearci una funzione printf da usare poi liberamente nel nostro codice.</p>
<pre>#include &lt;stdarg.h&gt;
#include &lt;avr/pgmspace.h&gt;

void printf(PGM_P s, ... )
{
  char format[100]; // Questo delimita la lunghezza massima della stringa originale.
  memset(format, 0x00, 100);
  strcpy_P(format, s);

  char buff[128]; // Questo delimita la lunghezza massima della stringa finale.
  memset(buff, 0x00, 128);
  va_list args;
  va_start(args,format);
  vsnprintf(buff, sizeof(buff), format, args);
  va_end(args);
  buff[sizeof(buff)/sizeof(buff[0])-1]='\0';
  Serial.print(buff);
}</pre>
<p>Questa funzione fa uso del meccanismo per <a title="Risparmiare memoria su Arduino" href="http://www.osmosis.it/2011/07/05/risparmiare-memoria-su-arduino" target="_blank">risparmiare memoria su Arduino</a> di cui ho parlato in un precedente articolo, così da ridurre l&#8217;impatto del codice di debug sull&#8217;esecuzione del programma. Il codice di debug, quindi, si può scrivere in modo molto più leggibile con due sole righe:</p>
<pre>prog_uchar PROGMEM debugVariabili[] = {"Valore variabile 1: %s\r\nValore variabile 2: %s.\r\n"};
printf(debugVariabili, var1, var2);</pre>
<p>Se, poi, vogliamo fare le cose per bene, metteremo tutte le dichiarazioni delle PROGMEM in un file separato, così da averle tutte a portata di mano per eventuali modifiche ai testi e per rendere ancora più snello alla vista il codice del resto del programma, che conterrà solamente le istruzioni che &#8220;fanno qualcosa&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-size: 11px;"><a title="Image: Vlado / FreeDigitalPhotos.net" href="http://www.freedigitalphotos.net/images/view_photog.php?photogid=1836" target="_blank">Image: Vlado / FreeDigitalPhotos.net</a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Fotografare in RAW o JPEG?</title>
		<link>http://www.osmosis.it/2011/08/24/fotografare-in-raw-o-jpeg</link>
		<comments>http://www.osmosis.it/2011/08/24/fotografare-in-raw-o-jpeg#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 24 Aug 2011 10:30:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>OsMoSiS</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[jpeg]]></category>
		<category><![CDATA[raw]]></category>
		<category><![CDATA[reflex]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi ha una reflex digitale,]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-339" title="Formato immagini" src="http://www.osmosis.it/wp-content/uploads/2011/08/Nikon_Menu_FileFormat-300x234.jpg" alt="Formato immagini" width="300" height="234" />Chi ha una reflex digitale, prima o poi, si chiede se sia meglio scattare in RAW o in JPEG e magari cerca la risposta in qualche forum di fotografia, dove la maggior parte degli utenti gli consiglierà di scattare in RAW perché si ottiene una qualità migliore ma soprattutto perché, più o meno inconsciamente, scattare in RAW fa figo e fa sentire professionale un fotoamatore. Peccato che, poi, un fotoamatore inizia a scattare in RAW e si ritrova tra le mani delle foto più brutte di quelle che faceva prima con il JPEG da pivelli. Cerchiamo, allora, di capire se veramente scattare in RAW sia meglio che scattare in JPEG.</p>
<p><span id="more-336"></span>Se siete arrivati qui, sicuramente saprete già che un&#8217;immagine RAW è la rappresentazione di ciò che il sensore della fotocamera ha catturato, senza alcun tipo di elaborazione, mentre un&#8217;immagine JPEG è, sostanzialmente, l&#8217;immagine RAW che ha subito già un fotoritocco in camera e una compressione per ridurne le dimensioni. Da ciò si capisce perché il RAW venga considerato qualitativamente migliore e la risposta alla domanda iniziale sembrerebbe scontata, ma c&#8217;è dell&#8217;altro.</p>
<p>Le foto in RAW vanno obbligatoriamente &#8220;sviluppate&#8221;, motivo per cui il RAW è anche definito &#8220;negativo digitale&#8221;, per tirarne fuori il meglio ed apprezzare i vantaggi di questo formato. Il processo di sviluppo di un RAW non è altro che il classico fotoritocco che facciamo anche sui JPEG, quindi regolazione di luminosità, contrasto, saturazione&#8230; con, in più, la possibilità di agire in modo migliore sull&#8217;esposizione e, soprattutto, sul <a title="Bilanciamento del bianco" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bilanciamento_del_colore" target="_blank">bilanciamento del bianco</a>. Tutte queste operazioni di sviluppo del RAW, sono le stesse che fa la macchina quando scattiamo in JPEG, salvo il fatto che non abbiamo grosse possibilità di manipolare le correzioni. Quindi, visto che uno scatto in JPEG è un RAW &#8220;sviluppato&#8221; dalla macchina fotografica, è meglio fotografare in RAW o in JPEG?</p>
<p>Personalmente, consiglio sempre, a chi me lo chiede, di scattare in JPEG, soprattutto se è alle prime armi con la fotografia, perché sviluppare un RAW comporta del lavoro aggiuntivo che non sempre si è in grado di fare, sia per competenze che per tempo. La maggior parte delle persone scatta foto ricordo e gli interessa relativamente poco il processo di sviluppo, quindi non avrebbe senso scattare in RAW per poi tenersi l&#8217;immagine così com&#8217;è; se pure si volesse sviluppare ogni foto, al di la del fatto che lo sviluppo richiede tempo e per sviluppare le centinaia di foto dell&#8217;ultima vacanza ci potrebbero volere parecchi giorni, chi non ha confidenza con l&#8217;operazione rischia di non ottenere buoni risultati, perché non conosce bene gli strumenti con cui sta operando e i loro effetti, meglio allora lasciar fare lo sviluppo alla macchina fotografica, con parametri standard ma pur sempre creati dalle case produttrici che lo fanno con cognizione di causa.</p>
<p>E allora, RAW o JPEG? Se non si sta facendo un servizio fotografico in studio o qualcosa di simile, <strong>è meglio scattare in JPEG</strong> perché ci ritroviamo con delle foto già pronte per la visione e la condivisione e che, eventualmente, richiedono solo delle minime correzioni. Scattare in JPEG, quindi, ci fornisce un notevole risparmio di tempo e, cosa non da trascurare, un risparmio di spazio nelle schede di memoria, consentendoci di scattare molte più foto senza dover cambiare scheda, il tutto senza aver perso nulla di rilevante dell&#8217;immagine che avevamo scattato.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Catalogare le foto: Picasa vs Lightroom</title>
		<link>http://www.osmosis.it/2011/08/22/catalogare-le-foto-picasa-vs-lightroom</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2011 12:19:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>OsMoSiS</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[catalogo]]></category>
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		<category><![CDATA[fotoritocco]]></category>
		<category><![CDATA[lightroom]]></category>
		<category><![CDATA[picasa]]></category>

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		<description><![CDATA[Con l&#8217;aumentare del numero di]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-333" title="Picasa vs Lightroom" src="http://www.osmosis.it/wp-content/uploads/2011/08/Picasa-vs-Lightroom-300x150.png" alt="Picasa vs Lightroom" width="300" height="150" />Con l&#8217;aumentare del numero di fotografie scattate, grazie al basso costo raggiunto dalla fotografia digitale e alla presenza delle fotocamere anche dentro i telefoni cellulari, la collezione dei propri scatti diventa sempre più ampia e un programma per catalogare le foto, insieme ad una razionale organizzazione delle cartelle in cui memorizzarle e all&#8217;<a title="Come taggare le foto" href="http://www.osmosis.it/2011/07/07/come-taggare-le-foto" target="_blank">uso dei tag nelle foto</a>, può essere di grande aiuto sia per cercare una foto in particolare, sia per mostrare le foto agli amici o ai parenti senza dover andare a ravanare chissà dove nel pc per trovare gli scatti della vacanza al mare dello scorso anno.</p>
<p><span id="more-329"></span></p>
<p>Per anni mi sono affidato, dopo averne provati vari, a <a title="Picasa" href="http://picasa.google.it/" target="_blank">Picasa</a> per la sua semplicità d&#8217;uso ma, da qualche mese a questa parte, l&#8217;ho messo da parte per convertirmi totalmente a <a title="Lightroom" href="http://www.adobe.com/it/products/photoshoplightroom/" target="_blank">Lightroom</a>, il prodotto della famiglia Photoshop dedicato esclusivamente alla fotografia digitale. Utilizzando esclusivamente il programma Adobe, però, rimpiango alcune delle caratteristiche di Picasa, quindi eccoci qua per una nuova sfida a due, rivolta ai software per catalogare le foto offline sul proprio pc, dopo quella per le collezioni di foto online tra <a title="Fotogallery: Flickr vs deviantART – prima parte" href="http://www.osmosis.it/2011/05/23/fotogallery-flickr-vs-deviantart-prima-parte" target="_blank">Flickr e deviantArt</a>. Per quelli a cui, come me, non va di perdere troppo tempo a leggere, nelle conclusioni finali c&#8217;è il riassunto dell&#8217;articolo.</p>
<h3>Aggiungere immagini al catalogo</h3>
<p>Stiamo parlando di programmi per catalogare foto, quindi l&#8217;aspetto principale da tenere in considerazione è sicuramente quello del catalogo.</p>
<p>In Picasa le immagini vengono aggiunte al catalogo, qui chiamato libreria, tramite le &#8220;cartelle monitorate&#8221;, ovvero un elenco di cartelle in cui il programma può trovare le nostre foto. Di ogni cartella selezionata vengono aggiunte, automaticamente, anche le sottocartelle (che comunque è possibile escludere manualmente) ed è anche possibile fare in modo che ogni nuova immagine o cartella aggiunta, venga automaticamente importata nella libreria.</p>
<p>Il catalogo di Lightroom funziona in maniera simile, con l&#8217;unica differenza che non è possibile monitorare le modifiche ad una cartella. Io tengo organizzate le foto tutte dentro una cartella &#8220;foto&#8221;, quindi trovo molto comoda la funzione di monitoraggio che fa Picasa perché mi basta scaricare le foto dalla macchina fotografica in quella cartella e, al successivo avvio del programma, mi verranno automaticamente caricate e, inoltre, avendo già un tot di foto fatte in precedenza, appena seleziono la cartella padre, mi verranno importate tutte. Con Lightroom, invece, sono obbligato ad importare nuovamente tutte le vecchie foto e ad importare anche le nuove, se le aggiungo manualmente e non tramite la funzionalità interna del software.</p>
<h3>Gestione delle immagini</h3>
<p>Entrambi i programmi offrono funzioni per il fotoritocco delle immagini presenti nel catalogo, Picasa ha un&#8217;interfaccia molto semplice, pochi controlli e molti automatismi. La prima cosa che ci viene mostrata è un insieme di pulsanti &#8220;auto-qualcosa&#8221; come autocontrasto, autoluminosità&#8230; che regolano automaticamente il parametro in questione per ottimizzare la foto; in particolare c&#8217;è, come c&#8217;era su Google, un bel pulsante &#8220;mi sento fortunato&#8221; che applica automaticamente le varie correzioni alla foto (contrasto, luminosità, bilanciamento del bianco&#8230;) e, molto spesso, la foto migliora notevolmente. Oltre agli automatismi, poi, ci sono i classici slider per contrasto, luminosità, saturazione  e bilanciamento del bianco e una serie di filtri predefiniti tipo quello che converte la foto in bianco e nero, quello seppia o quello che &#8220;smarmella&#8221;.</p>
<p>Lightroom è rivolto all&#8217;utenza professionale, quindi il modulo di sviluppo è decisamente più corposo e tecnico di quello di Picasa, i controlli e le funzionalità sono molti ma, per la maggior parte delle foto, le correzioni da fare si possono limitare all&#8217;intervento su 4 slider. Trovo molto comoda la possibilità di affiancare le versioni della foto prima e dopo l&#8217;intervento per poter valutare meglio come si sta agendo (spesso si tende a smanettare troppo e si perde di vista il punto in cui fermarsi, ottenendo un risultato troppo esagerato). Tra le opzioni di ritocco avanzate ci sono quelle per la riduzione del rumore (molto efficaci oltretutto), quelle per la correzione della distorsione delle lenti, la correzione degli occhi rossi, i filtri digradanti&#8230; insomma, si trova tutto ciò che può servire nello sviluppo di una foto.<br />
Per tutte le opzioni di fotoritocco è possibile salvare e caricare dei preset e, in rete, se ne trovano un&#8217;infinità che consentono di replicare effetti più o meno classici, tipo i <a title="Perché usare Instagram?" href="http://www.osmosis.it/2011/08/03/perche-usare-instagram">filtri di Instagram</a>, o di applicare correzioni lievi per il miglioramento delle immagini.</p>
<h3>Altre funzioni</h3>
<p>Una cosa di cui sento la mancanza in Lightroom è il geotagging delle foto, che è invece presente in Picasa. Per inserire le coordinate geografiche negli scatti bisogna ricorrere necessariamente a programmi esterni. C&#8217;è un <a title="Plugin Lightroom per geotagging" href="http://regex.info/blog/lightroom-goodies/gps" target="_blank">plugin per il geotagging</a> ma non ci ho perso su molto tempo perché non mi è piaciuto, preferisco usare <a title="Nikon ViewNX" href="https://nikoneurope-it.custhelp.com/app/answers/detail/a_id/22710/kw/viewnx" target="_blank">ViewNX</a> della Nikon.</p>
<p>Sia Lightroom che Picasa hanno una funzione per pubblicare online le foto del catalogo. Picasa, essendo un prodotto Google, permette la pubblicazione sul sito <a title="Picasa Web Album" href="https://picasaweb.google.com/" target="_blank">Picasa Web Album</a>, che è anche il &#8220;motore&#8221; delle foto per <a title="Google+" href="https://plus.google.com/" target="_blank">Google+</a>, ed è estendibile con dei plugin anche ad altri servizi. Lightroom, invece, può pubblicare nativamente le foto su <a title="Flickr" href="http://www.flickr.com" target="_blank">Flickr</a> e <a title="SmugMug" href="http://www.smugmug.com" target="_blank">SmugMug</a> e, anche questo, è estendibile tramite plugin. La differenza sostanziale tra i due è che Lightroom archivia ciò che viene pubblicato come se fosse una normale cartella di fotografie, è, quindi, possibile in ogni momento aprire uno dei servizi di pubblicazione, vedere cosa è stato pubblicato e aggiungere o rimuovere delle immagini. Per alcuni servizi è anche possibile scaricare in locale i commenti alle foto che vengono scritti sul rispettivo sito.</p>
<p>Lightroom offre varie funzioni che agevolano la selezione delle foto, per identificare le migliori da un servizio. Quella che, secondo me, facilita notevolmente il compito è quella che consente di selezionare la foto migliore, in una serie di scatti simili, attraverso un confronto diretto: si selezionano tutti gli scatti che si vuole confrontare e si avvia il confronto, vengono affiancate le prime due foto e, tra queste due, va scelta la migliore che verrà, poi, messa a confronto con la successiva&#8230; di questo passo si resta con una sola foto che sarà la migliore tra tutte.</p>
<h3>Conclusioni</h3>
<p>Tirando le somme di questa veloce e per nulla esaustiva carrellata sui due programmi, quindi, li reputo entrambi molto validi ma ne consiglio l&#8217;uso a due diverse categorie di utenti. Per l&#8217;utente amatoriale, che scatta prevalentemente foto ricordo di eventi o viaggi e non perde troppo tempo a ritoccare le foto per tirarne fuori il meglio o non gli interessano i tecnicismi come istogrammi, curve e cose del genere, consiglio l&#8217;uso di Picasa che ha tutto ciò che serve raccolto in un&#8217;interfaccia semplice e intuitiva e, in più, è gratuito.</p>
<p>Per chi, invece, vuole affrontare la fotografia ad un livello più avanzato o per chi fotografa per lavoro, consiglio di provare Lightroom che, sebbene sia un programma commerciale dal prezzo non proprio abbordabilissimo per chi ha la fotografia come hobby, offre delle funzionalità avanzate di tutto rispetto e, soprattutto, con un motore di elaborazione delle immagini di elevata qualità. Per un fotoritocco che non richiede la manipolazione dei contenuti dell&#8217;immagine (es. cancellazione di oggetti indesiderati) non è necessario utilizzare alcun programma esterno, perché i controlli forniti da Lightroom sono più che sufficienti a coprire le necessità di un fotografo.</p>
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		<title>Perché usare Instagram?</title>
		<link>http://www.osmosis.it/2011/08/03/perche-usare-instagram</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Aug 2011 12:44:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>OsMoSiS</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[filtri fotografici]]></category>
		<category><![CDATA[Hipstamatic]]></category>
		<category><![CDATA[Instagram]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>

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		<description><![CDATA[Di Instagram si parla molto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-316" title="Instagram" src="http://www.osmosis.it/wp-content/uploads/2011/08/instagram-300x300.jpg" alt="Foto Instagram" width="300" height="300" />Di <a title="Instagram home page" href="http://instagr.am" target="_blank">Instagram</a> si parla molto ultimamente, l&#8217;ho voluto provare anche io per cercare di capire il perché di tanto successo e i motivi per cui qualcuno dovrebbe usarlo, tutto, ovviamente, secondo il mio punto di vista.</p>
<p><span id="more-315"></span>La prima cosa da fare è <a title="Instagram su App Store" href="http://itunes.com/apps/instagram/" target="_blank">scaricare l&#8217;applicazione dall&#8217;App Store</a> (per ora esiste solo per iPhone e i suoi fratelli), poi avviarla, creare un account e si può subito iniziare a scattare e condividere. La cosa principale che rende Instagram diverso dagli altri siti di fotosharing è che tutto gira all&#8217;interno del programma, il <a title="Instagram home page" href="http://instagr.am" target="_blank">sito web</a> è solo una scarna pagina di presentazione e non è possibile usarlo per navigare tra le foto caricate o cercare gli amici, tutto va fatto attraverso l&#8217;applicazione sullo smartphone.</p>
<p>Chiudo in fretta con l&#8217;aspetto social perché c&#8217;è poco da dire, non mostra niente di nuovo rispetto a quanto già visto e rivisto in giro, quindi amici (ricercabili attraverso Facebook, Twitter e lista contatti del cellulare), foto preferite e commenti, tutto qua. Quello su cui, invece, mi voglio soffermare un po&#8217; di più è il lato fotografico di Instagram, d&#8217;altronde è un&#8217;applicazione per scattare e condividere foto. Cos&#8217;ha, quindi, di così accattivante da renderla un successo attorno a cui stanno anche nascendo siti e applicazioni di contorno?</p>
<p>Scattare è semplice, si apre l&#8217;app, si va su &#8220;condividi&#8221; e si scatta, o si sceglie una foto dalla libreria. Da qui inizia la particolarità di Instagram: si possono subito applicare dei filtri alla foto scattata, prima di pubblicarla. I filtri non sono niente di tecnicamente rilevante per la fotografia, tutt&#8217;altro, sono filtri che, nella maggior parte dei casi, rendono &#8220;antiquata&#8221; e &#8220;analogica&#8221; l&#8217;immagine, dandogli una patina colorata, sbiadendone i colori, applicando l&#8217;effetto <a title="Cos'è la Lomografia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lomografia" target="_blank">Lomo</a>, ingiallendo&#8230; qui sotto un&#8217;immagine che li raccoglie tutti, applicati sulla stessa foto di partenza, quella del primo riquadro.</p>
<div id="attachment_318" class="wp-caption alignnone" style="width: 610px"><a href="http://www.osmosis.it/wp-content/uploads/2011/08/filtri-instagram.jpg"><img class="size-full wp-image-318 " title="I filtri applicabili con Instagram" src="http://www.osmosis.it/wp-content/uploads/2011/08/filtri-instagram.jpg" alt="I filtri applicabili con Instagram" width="600" height="600" /></a><p class="wp-caption-text">I filtri di Instagram. Nell&#39;ordine, sulla prima riga: Normal, X-Pro II, Lomo-fi, Earlybird. Seconda riga: Sutro, Toaster, Brannan, Inkwell. Terza riga: Walden, Hefe, Apollo, Poprocket. Quarta riga: Nashville, Gotham, 1977, Lord Kelvin</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Belli, no? No, per niente, a parer mio, ma utili. E&#8217; proprio in questi filtri, simili a quelli presenti in altre app tipo <a title="Hipstamatic home page" href="http://hipstamatic.com/" target="_blank">Hipstamatic</a>, che, secondo me, si cela il successo di Instagram. Li definisco utili perché rendono interessanti delle, altrimenti, insignificanti foto: applicando quel look &amp; feel del passato, nascondono la scarsa qualità della fotocamera (e spesso del fotografo <img src='http://www.osmosis.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  ) o la banalità dello scatto, come per la foto di apertura, del tutto insignificante nella sua forma &#8220;normale&#8221; ma quantomeno intrigante con il filtro Apollo applicato (se vi state chiedendo cosa sia&#8230; è una banale plafoniera al neon sul soffitto).</p>
<p>Quindi, <strong>perché usare Instagram?</strong> Dal mio punto di vista, secondo quanto appena detto, principalmente per rendere più interessanti le foto scattate con il cellulare e, di conseguenza, perché questo ti lascia un maggior senso di libertà nello scattare più spesso, anche soggetti banali, sapendo che con un filtro, poi, diventeranno un po&#8217; più interessanti.</p>
<p>Sono curioso di sapere cosa ne pensate voi di Instagram, se lo usate o se l&#8217;avete usato ma poi abbandonato e perché.</p>
<p>Se volete vedere qualcuna delle mie inutili foto su Instagram, andate qui: <a title="Osmosis su followgram.me" href="http://followgram.me/osmolo " target="_blank">http://followgram.me/osmolo </a></p>
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		<title>Come taggare le foto</title>
		<link>http://www.osmosis.it/2011/07/07/come-taggare-le-foto</link>
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		<pubDate>Thu, 07 Jul 2011 14:24:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>OsMoSiS</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[tag]]></category>

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		<description><![CDATA[Taggare le foto è un]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-308" title="Seat Leon Long Run" src="http://www.osmosis.it/wp-content/uploads/2011/07/tagging-300x199.jpg" alt="Seat Leon Long Run" width="300" height="199" />Taggare le foto è un buon metodo per ritrovarle facilmente nella propria collezione e, se si pubblicano online, per renderle più visibili. Non ci sono regole definite che stabiliscono come bisogna scrivere i tag nelle foto ma ognuno può e deve scegliere quello che trova più comodo e congeniale a se stesso e all&#8217;uso che fa delle immagini. Io ho cambiato almeno un paio di volte il mio sistema di tagging e non sono ancora del tutto sicuro di quello che uso attualmente, ma voglio condividere qualche indicazione per aiutare quelli che vogliono iniziare a dare ordine alla propria collezione.<span id="more-306"></span></p>
<h3>Che tag uso?</h3>
<p>I tag di una foto dovrebbero essere la risposta alla domanda <em>&#8220;cosa vedo?&#8221;</em>. Come detto, lo scopo ultimo di taggare le immagini è quello di poterne trovare una, in poco tempo, tra le migliaia che si hanno sull&#8217;hard disk o su un sito, quindi la scelta delle parole andrà fatta sulla base di ciò che è riprodotto. Nel rispondere, però, bisogna anche considerare dove verranno pubblicate le foto, quindi come si presume verranno ricercate: se su un sito di fotosharing, come <a title="Fotogallery: Flickr vs deviantART – prima parte" href="http://www.osmosis.it/2011/05/23/fotogallery-flickr-vs-deviantart-prima-parte" target="_blank">Flickr o deviantART</a>, o su un sito di microstock, per la vendita, e se il sito è in inglese o in italiano, o, ancora, se vanno inviate ad una redazione. A seconda del target finale, la scelta dei tag dovrà necessariamente essere diversa.</p>
<p>Dopo un po&#8217; di anni di tagging selvaggio in cui provavo di tutto di più, ho iniziato a darmi qualche regola. Nell&#8217;ultimo anno ho fatto molte foto a gare di auto e concerti, quindi questo tipo di foto sono quelle per cui dettaglio meglio i tag, avendone molte, mentre foto più generiche, come foto delle vacanze, hanno tag meno specifici.</p>
<p>Nelle foto di auto specifico sempre marca e modello, se sono fatte ad una gara e il luogo in cui si svolge, se la vettura è in pista o su sterrato o nei paddock. Non scrivo, invece, il colore dell&#8217;auto, cosa che farei se le foto fossero per uso professionale o vendita. Per esempio, nella foto di apertura, i tag sono <em>&#8220;auto, gara, leon, misano, pista, seat&#8221;</em>.<br />
Nelle foto delle vacanze, come detto, sono meno dettagliato e, solitamente, uso taggarle con il nome della località in cui sono scattate e qualche descrizione generica del soggetto e dell&#8217;ambiente, per esempio potrei usare <em>&#8220;Roma, chiesa, piazza&#8221;</em> in una foto di S.Pietro o <em>&#8220;tramonto, lago, Como&#8221;</em> per una foto al tramonto in cui si vede il lago di Como. Tag molto semplici e intuitivi.</p>
<h3>Singolare o plurale?</h3>
<p>Ho avuto per tanto tempo questo dubbio, poi ho deciso di adottare le normali regole grammaticali: singolare se nella foto c&#8217;è un solo oggetto a cui il tag si riferisce, plurale se ce ne sono più di uno. Per cose generiche tipo foto in cui si vede un paesaggio o foto in notturna, uso sempre la forma singolare, quindi <em>&#8220;paesaggio&#8221;, &#8220;notturno&#8221;, &#8220;lago&#8221;</em>&#8230;</p>
<h3>Italiano o inglese?</h3>
<p>Pubblicando anche online, ho scelto di taggare anche in inglese per avere ancora maggiore visibilità, a seconda dei programmi che si usano, taggare in più lingue potrebbe essere molto semplice o richiedere un po&#8217; più di tempo. La scelta che ho fatto io è di usare i sinonimi in Lightroom, ovvero associo alla foto il tag in lingua inglese e ne specifico, come sinonimo, la traduzione in italiano. Nelle opzioni del programma ho specificato che dovranno essere esportati nella foto anche tutti i sinonimi e, in questo modo, ogni volta che riuso lo stesso tag, automaticamente viene applicato anche il suo sinonimo, quindi la traduzione.</p>
<h3>Taggare per la vendita</h3>
<p>Chi, invece, pubblica per la vendita, dovrebbe essere molto più preciso e dettagliato nella scelta dei tag, come anticipato più in alto, una foto di un&#8217;auto, non sarà taggata solo con <em>&#8220;auto&#8221;</em> ma anche con il suo colore, con la marca e il modello, con qualcosa che descriva l&#8217;azione come <em>&#8220;sorpasso&#8221;</em> o <em>&#8220;incidente&#8221;</em> per esempio. Chi cerca una foto da comprare ha già un&#8217;idea abbastanza precisa di cosa vuole ed essere precisi nei tag aiuta a farlo arrivare alla propria foto.</p>
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		<title>Risparmiare memoria su Arduino</title>
		<link>http://www.osmosis.it/2011/07/05/risparmiare-memoria-su-arduino</link>
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		<pubDate>Tue, 05 Jul 2011 09:39:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>OsMoSiS</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arduino]]></category>
		<category><![CDATA[avr]]></category>
		<category><![CDATA[flash]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[progmem]]></category>
		<category><![CDATA[ram]]></category>
		<category><![CDATA[stringa]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando si programma un microcontrollore,]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-301" title="Arduino" src="http://www.osmosis.it/wp-content/uploads/2011/07/arduino-300x225.jpg" alt="Arduino" width="300" height="225" />Quando si programma un microcontrollore, le risorse a disposizione sono molto più limitate di quanto normalmente si ha nello sviluppo su PC e bisogna tenerne conto se si vuole creare progetti di una certa complessità. Uno dei limiti più grandi con cui mi sono scontrato, nella programmazione di <a title="Arduino home page" href="http://www.arduino.cc" target="_blank">Arduino</a>, è quello della RAM a disposizione che, nelle schede che montano il chip Atmel ATmega328, è limitata a soli 2KB, ovvero dei miseri 2048 byte. Con un paio di accortezze si può risparmiare memoria a sufficienza per poter gestire una discreta quantità di dati.<span id="more-292"></span></p>
<p>Il passo più semplice, per ridurre l&#8217;uso della RAM occupata, è di dimensionare accuratamente le variabili e gli array, cercando di identificare la dimensione massima dei dati che dovranno contenere: un array di 100 caratteri che conterrà al massimo una stringa di 20 caratteri, spreca 80 byte di RAM che vengono comunque allocati, anche se non utilizzati.</p>
<p>Oltre alle variabili, però, entrano in gioco anche la complessità del codice, le chiamate a funzioni nidificate, gli oggetti istanziati e le stringhe di testo tra i fattori che incrementano l&#8217;uso di memoria, alcuni dei quali non sono facilmente identificabili e gestibili.</p>
<p>Ottimizzate le variabili, quindi, resta poco spazio di manovra per ridurre ulteriormente il consumo di memoria. Tra i fattori scritti poco fa, ce n&#8217;è un&#8217;altro che può essere facilmente gestito dal programmatore ed è la quantità di stringhe di testo presenti le codice. Queste vengono sempre allocate in RAM, anche se sono dei semplici testi dentro una <em>Serial.print()</em> e, quindi, non ci sembrano associate a una variabile. Usando funzioni specifiche, è possibile spostare il contenuto di queste stringhe dentro la memoria flash del microprocessore, in cui risiede il codice, che solitamente è molto più ampia (circa 32KB per l&#8217;ATmega328).</p>
<p>Questa tecnica fa uso della parola chiave <a title="PROGMEM Reference" href="http://www.arduino.cc/en/Reference/PROGMEM" target="_blank">PROGMEM</a> per inserire la stringa nella flash e della funzione <a title="strcpy_P reference" href="http://www.nongnu.org/avr-libc/user-manual/group__avr__pgmspace.html#ga9c3ff50bdf59b38219394ff5230660da" target="_blank">strcpy_P</a> per recuperarla e copiarla in una variabile che potrà poi essere usata come di consueto. Di seguito un esempio di utilizzo:<br />
<code><br />
#include &lt;avr/pgmspace.h&gt;</code></p>
<p>prog_uchar PROGMEM stringInFlash[] = {&#8220;Questa stringa verrà memorizzata nella flash e non nella RAM&#8221;};</p>
<p>char buffer[60]; // Deve poter contenere la stringa più lunga.<br />
strcpy_P(buffer, stringInFlash);<br />
Serial.println(buffer);</p>
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		<title>Facebook e i blog personali &#8211; un anno dopo</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jun 2011 16:53:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>OsMoSiS</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Sito]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
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		<category><![CDATA[wordpress]]></category>

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		<description><![CDATA[Un anno fa mi chiedevo se]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un anno fa mi chiedevo <a title="Facebook e i blog personali" href="http://www.osmosis.it/2010/06/15/facebook-e-i-blog-personali">se avesse ancora senso mantenere un blog personale</a>, visto lo strapotere di <a title="Facebook Homepage" href="http://www.facebook.com" target="_blank">Facebook</a> nel centralizzare l&#8217;utenza internet, e da un po&#8217; ho ripreso a scrivere qui sul blog, segno che una risposta me la sono data: si, ha ancora senso ma&#8230;<span id="more-287"></span>Ha ancora senso ma è comunque utile, se non necessario, condividere su Facebook l&#8217;articolo appena scritto, per far sapere agli &#8220;amici&#8221; che c&#8217;è qualcosa di nuovo e dargli visibilità. Ho trovato molto utile allo scopo il plugin <a title="Plugin WordBooker" href="http://wordpress.org/extend/plugins/wordbooker/" target="_blank">Wordbooker</a> per <a title="Wordpress Homepage" href="http://wordpress.org/" target="_blank">WordPress</a> che pubblica automaticamente un aggiornamento sul proprio profilo Facebook e tiene allineati i commenti tra le due piattaforme.</p>
<p>Ha ancora senso ma per articoli di approfondimento, non ha più senso farlo per segnalare un link che si ritiene interessante o semplicemente per comunicare al mondo uno stato, per quello è molto più comodo e veloce usare un social network. Teoricamente, quindi, su un blog è più facile che si trovino cose interessanti da leggere.</p>
<p>All&#8217;epoca non consideravo rilevante <a title="Twitter Homepage" href="http://twitter.com" target="_blank">Twitter</a>, oggi le cose sono cambiate e i cinguettii stanno aumentando notevolmente rendendo valide più o meno le stesse considerazioni fatte poco sopra per Facebook, soprattutto tenendo conto della limitazione dei 140 caratteri che vincola a pubblicare solo brevi &#8220;spot&#8221; dei propri pensieri e rendendo obbligatorio l&#8217;uso di una piattaforma esterna per concetti più estesi.</p>
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		<title>Riorganizzazione categorie</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jun 2011 11:22:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>OsMoSiS</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sito]]></category>

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		<description><![CDATA[Preso da manie di pulizie]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Preso da manie di pulizie di primavera in ritardo, ho cercato di dare un po&#8217; più di senso alle categorie del blog. Non sono ancora del tutto convinto dell&#8217;organizzazione e probabilmente cambierò qualcosa a breve, ma va già molto meglio di prima e la riduzione del numero di categorie mi consente di renderle visibili anche nella barra dei menù.</p>
<p>Come al solito, critiche e suggerimenti sono ben accetti.</p>
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